Se ne è andato lo stesso giorno del suo grande amico Fidel Castro. Anche nella morte ha scelto di essere un genio.

Diego Armando Maradona è deceduto all’età di 60 anni, compiuti lo scorso 30 ottobre. L’ex numero 10 del Napoli e dell’Argentina era stato poco bene nelle ultime settimane e – secondo quanto riportato dai principali organi di stampa argentini – è morto per un arresto ​cardiorespiratorio che lo ha colpito il 25 novembre nella sua casa di Tigre, quartiere di Buenos Aires.

Inutili i tentativi di rianimazione effettuati dal personale medico che lo accudiva 24 ore su 24 nell’abitazione in cui stava svolgendo la riabilitazione dopo l’intervento chirurgico alla testa di tre settimane fa, resosi necessario per rimuovere un edema subdurale. A nulla è servito il repentino intervento delle ambulanze, nove secondo quanto riporta La Nacion, giunte quando l’ex Pibe de Oro era già deceduto. È successo in una data maledetta per i ribelli: erano morti il 25 novembre anche Best e Castro.

Il Governo argentino ha ufficializzato l’istituzione di tre giorni di lutto nazionale per commemorare Diego Armando Maradona. Una vera e propria leggenda del calcio mondiale e soprattutto l’argentino più famoso del mondo. Anche la Uefa – per le gare di Champions ed Europa League in programma tra mercoledì e giovedì, ha predisposto il lutto al braccio e un minuto di silenzio su tutti i campi in memoria di Maradona. Anche in Serie A, ci sarà un minuto di silenzio per ricordare l’argentino nel prossimo weekend di campionato. E proprio il campo del Napoli, il San Paolo, può essere intitolato a Maradona come annunciato dal Sindaco De Magistris.

Ma Diego è morto davvero? Leggiamo cosa ha scritto Ibrahimovic sulla dipartita del D10S del Futebol: «Maradona non è morto, è immortale. Dio ha dato al mondo il miglior talento del calcio di tutti i tempi. Lui vivrà per sempre».

Sono ovviamente centinaia i video in rete ma quello che forse ci fa capire meglio chi era Dieguito è quello – famosissimo peraltro – del suo riscaldamento pre-partita in Coppa Uefa nel 1989 sulle note del celebre brano Live is Life.

Uno show a ritmo di musica. Il riscaldamento di Diego Armando Maradona entra nella storia al pari di una prestazione spettacolare.

Vogliamo ricordarlo con alcune sue frasi famose prese dal sito www.corriere.it

Addio a Diego Armando Maradona (Lanús, 30 ottobre 1960 – Buenos Aires, 25 novembre 2020). Vogliamo ricordare El Pibe de Orocon alcune delle sue frasi più celebri.

«Ho due sogni: il primo è giocare un Mondiale, il secondo è vincerlo», dichiara in un’intervista del 1978, quando militava nell’Argentinos Juniors.

«Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli», disse durante la presentazione al Napoli, nel 1984.

«Il primo goal? Un poco con la cabeza de Maradona y un otro poco con la mano de Dios». Maradona decide la gara contro l’Inghilterra al Mondiale 1986 segnando di mano prima, e poi scartando tutti gli avversari per la doppietta.

«Io sono sinistro, tutto sinistro: di piede, di fede, di cervello». Questa frase è riportata da Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi in Palla lunga e pedalare, Dalai Editore, 1992.

«Grazie alla pelota». È questo che Maradona aveva detto che voleva si scrivesse sulla sua lapide. In una storica «auto-intervista» risalente al 2005 al programma argentino «La noce del 10», in cui parlò di calcio, della sua famiglia e della morte, chiese a se stesso cosa avrebbe voluto che si scrivesse sulla sua lapide. «Grazie per aver giocato a calcio, grazie per giocato a calcio. È lo sport che mi ha dato più allegria, più libertà, come toccare il cielo con la mano. Grazie alla pelota. Scriverei questo sulla lapide».

«Sono orgoglioso di essere stato il migliore a Napoli». Nel 1995 viene consegnato a Diego Armando Maradona il Pallone d’Oro alla carriera. «Tutti dicono: questo è stato il migliore del Barcellona, questo è stato il migliore del Real Madrid, questo è stato il migliore del Chelsea, questo è stato il migliore… Io sono orgoglioso di essere stato il migliore a Napoli».

[30 luglio 1987, dopo aver fatto visita a Fidel Castro]
«D’ora in avanti ricorderò sempre i bei momenti trascorsi qui da voi e non dimenticherò che devo ritornare per ripagarvi di tutto ciò. Mi piacerebbe diventare ‘il padrino’ del calcio cubano».

[Dopo essere stato trovato positivo alla cocaina, 15 agosto 1991]
«So di aver fatto del male prima di tutto a me stesso e quindi alla mia famiglia, alle mie figlie. Credo che in futuro imparerò a volermi più bene, a pensare di più alla mia persona. Non mi vergogno però. Non ho fatto male a nessuno, salvo a me stesso e ai miei cari. Mi dispiace, sento una profonda malinconia, soltanto questo. […] Non voglio più essere costretto a giocare anche quando non sono in grado, a farmi infiltrare di cortisone perché devo essere in campo per forza per gli abbonamenti, per gli incassi, perché bisogna vincere a qualunque costo per lo scudetto o per la salvezza, perché in ogni partita ci si gioca la vita. A me gli psicologi stanno cercando di levarmi il vizio della cocaina, non quello di vivere».

Dal libro Io sono el Diego, Fandango Libri, 2002.
[Su Marco van Basten]
Una macchina da gol che si è rotta proprio quando stava per diventare il migliore di tutti. Lo è stato ugualmente, ma non è arrivato a essere il numero uno.

[Su Gaetano Scirea]
Un cavaliere, un grande avversario. La sua morte mi ha dato molto, molto dolore.

[Su Ciro Ferrara]
Una volta gli ho detto che era il miglior difensore del mondo. Non so se era vero, ma io la sentivo così. Gli voglio talmente bene… Il miglior amico che mi abbia lasciato il Napoli.

[Su Gabriel Batistuta]
Un animale, un animale che, come dico sempre, grazie a Dio è argentino. Il nostro calcio non lo sa valorizzare e se non avessimo fatto il putiferio che abbiamo fatto tutti noi che lo volevamo, Passarella non l’avrebbe neanche portato ai Mondiali [del 1998].

«Quando Diego segnò il secondo goal contro di noi mi sentivo applaudire come mai mi era capitato prima, ma è la verità. È il più grande calciatore di tutti i tempi e di tanto. Un vero e proprio fenomeno» (Gary Lineker)

«Tu sei un esempio, perché sei un conquistatore»
(Sir Bobby Robson)

«Maradona è il nostro massimo punto di riferimento. Nessuno incarna la nostra essenza meglio di lui. Nessuno porta il nostro emblema in maniera più nobile. A nessun altro, negli ultimi 20 anni, abbiamo offerto tanta passione. L’Argentina è Maradona, Maradona è l’Argentina»
(Pelé a Maradona durante uno show televisivo nel 2005)