ROMA – Il sipario del Teatro Costanzi torna ad aprirsi su un capolavoro che mancava dalle scene capitoline da ben trent’anni. Oggi, venerdì 6 marzo 2026, alle ore 18:00, la Fondazione Teatro dell’Opera di Roma presenta Ariadne auf Naxos di Richard Strauss, un’opera che rappresenta uno degli enigmi più affascinanti e complessi del Novecento musicale. L’attesa della vigilia, nutrita dal lungo digiuno del pubblico romano per questo titolo, si scontra tuttavia con le prime analisi della critica specializzata. Come riportato dalle colonne del Giornale della Musica, l’accoglienza per questo nuovo allestimento si preannuncia contrastante, dividendo gli esperti tra il plauso per il coraggio della proposta e alcune perplessità sulla realizzazione complessiva.
Una direzione tra rigore e “ombre”
La bacchetta è affidata al maestro Maxime Pascal, figura di spicco della nuova generazione di direttori, chiamato a districarsi tra le sottigliezze di una partitura che richiede un equilibrio millimetrico tra l’organico cameristico e l’espressionismo straussiano. Nonostante l’indiscusso valore della compagine orchestrale del Teatro dell’Opera, la lettura di Pascal è stata definita “con qualche ombra”: se da un lato emerge una precisione analitica lodevole, dall’altro alcuni critici lamentano una certa freddezza nel restituire quel calore tardo-romantico e quell’ironia sferzante che caratterizzano il dialogo tra il “Prologo” e l’ “Opera”.
Sul piano visivo, la regia di David Hermann tenta l’ardua impresa di mediare tra i due mondi opposti che compongono il libretto di Hugo von Hofmannsthal: la commedia dell’arte, con le sue maschere irriverenti, e il dramma del mito greco, statico e solenne. Sebbene l’intento di sottolineare il metateatro (il teatro nel teatro) sia evidente, la messa in scena non sembra aver convinto unanimemente per coesione stilistica. Il rischio, sottolineato dai primi osservatori, è quello di una frammentarietà che talvolta disorienta lo spettatore, faticando a trovare un punto di sintesi tra la farsa e la tragedia di Arianna abbandonata a Nasso.
Le sfide del cast vocale
Il successo di Ariadne poggia inevitabilmente sulla tenuta dei solisti, chiamati a superare tessiture tra le più impervie del repertorio. I riflettori stasera sono puntati su Axelle Fanyo nel ruolo del titolo e su Tuomas Katajala in quello di Bacchus. La Fanyo è chiamata a dare corpo e voce alla nobile disperazione della protagonista, mentre a Katajala spetta il compito di dominare una scrittura tenorile che non concede tregua. Accanto a loro, la Zerbinetta di turno dovrà sfidare le vertiginose agilità di un’aria che resta il banco di prova definitivo per ogni soprano di coloratura.
Nonostante le riserve della critica, l’evento di stasera resta un appuntamento imprescindibile per la Capitale. Segna il ritorno di un titolo fondamentale per la modernità musicale, capace di interrogarsi sulla natura stessa dell’arte in un mondo che cambia. Per chi non volesse perdere questo storico ritorno, i cancelli del Teatro apriranno alle ore 17:15, con la speranza che la magia della scena possa dissipare le nubi del giudizio tecnico.









