Il segreto di Santa Sabina: la Pietra del Diavolo sull’Aventino

Tutti vanno all’Aventino per sbirciare dal buco della serratura del Priorato dei Cavalieri di Malta. È un classico rito romano, una tappa fissa che attira ogni giorno centinaia di visitatori in fila per fotografare il perfetto cannocchiale prospettico sulla Cupola di San Pietro. Ma a pochi passi da quel cancello, varcata la soglia della bellissima e antica Basilica di Santa Sabina, si cela un mistero decisamente più oscuro e affascinante, spesso ignorato dal turismo di massa.

Su una colonnina situata nei pressi dell’ingresso della chiesa, si trova infatti un reperto singolare: una pietra di basalto nero, lucida, tondeggiante e segnata da fori profondi che ricordano in modo impressionante l’impronta di misteriosi artigli. Questo oggetto è al centro di uno dei racconti più suggestivi della tradizione gotica della Capitale.

Tra mito e oscurità: la leggenda di San Domenico

La leggenda legata a questo blocco di pietra risale al profondo Medioevo, precisamente all’anno 1220. All’epoca, la basilica era legata alla figura di San Domenico di Guzmán, fondatore dell’Ordine dei Frati Predicatori (i Domenicani), che proprio in quel complesso risiedeva e operava.

Il racconto popolare narra che il Santo stesse pregando con straordinaria e fervente devozione, prostrato sopra una lastra di marmo che custodiva le ossa di alcuni martiri. Quell’atto di fede così puro e incrollabile avrebbe infastidito a tal punto il Diavolo in persona da spingerlo a intervenire direttamente. Spazientito e furioso, il demonio avrebbe scagliato contro San Domenico la pesante pietra nera di basalto, nel tentativo di interrompere la preghiera o di uccidere il religioso.

Il lancio, tuttavia, non andò a buon fine. La pietra mancò il Santo e si infranse sulla lastra di marmo sottostante, rompendosi in più parti. Secondo la credenza popolare, le profonde scanalature ancora oggi visibili sulla superficie del blocco nero non sarebbero altro che i segni lasciati dagli artigli infuocati del demonio durante il violento impatto.

La realtà scientifica: un reperto dell’antica Roma

Al di là della suggestione narrativa, l’indagine storica e archeologica restituisce una spiegazione decisamente più terrena e documentata. La celebre “Pietra del Diavolo” non ha alcuna origine soprannaturale: si tratta in realtà di un antico peso romano da bilancia, originariamente utilizzato nei mercati o negli uffici pubblici dell’epoca imperiale per la pesatura delle merci.

Questo tipo di manufatto, comunemente noto in ambito archeologico come bussolo, veniva realizzato in pietra dura (spesso basalto o pietra focaia) proprio per garantirne l’inalterabilità nel tempo e prevenire le frodi. I fori che la leggenda attribuisce agli artigli demoniaci avevano in origine una funzione squisitamente tecnica e pratica: servivano ad alloggiare l’anello o la maniglia di metallo necessaria per sollevare e spostare il peso, oppure venivano utilizzati per fissare i sigilli di garanzia dell’autorità pubblica.

La lastra di marmo che si trova frammentata sotto la pietra, inoltre, fu ricomposta e restaurata nel corso del XVII secolo dall’architetto Domenico Fontana, confermando come la sovrapposizione di elementi di epoche diverse abbia alimentato nel corso dei secoli la fantasia dei fedeli e dei pellegrini.

Un’alternativa insolita a pochi passi dalla folla

Dal punto di vista dell’esperienza urbana, la Pietra del Diavolo rappresenta un perfetto elemento di deviazione per i flussi turistici. A soli 50 metri di distanza dalla perenne coda di visitatori in attesa davanti al “buco della serratura” dei Cavalieri di Malta, Santa Sabina offre l’opportunità di immergersi in un’atmosfera sospesa nel tempo.

L’inserimento di questo aneddoto all’interno di un itinerario sull’Aventino permette di arricchire la visita con un contrasto unico: la transizione dalla geometrica solarità della prospettiva di San Pietro alla penombra densa di mistero di una delle basiliche paleocristiane meglio conservate al mondo. Una sosta obbligata per chi desidera scoprire una Roma autentica, lontana dai soliti percorsi preconfezionati.

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