Quando si pensa all’architettura acquatica di Roma, la mente vola immediatamente ai grandiosi monumenti barocchi noti in tutto il mondo: la monumentale Mostra dell’Acqua Vergine a Trevi, la scenografica Fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona o la celebre Barcaccia ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti. Tuttavia, il tessuto urbano della Capitale custodisce un patrimonio altrettanto affascinante fatto di opere minori soltanto per dimensioni, ma ricche di storia, dettagli artistici e leggende popolari.
Attraversando i rioni storici ci si imbatte in capolavori scultorei natii di epoche differenti, concepiti per celebrare i mestieri locali, la fauna, l’erudizione o semplicemente per fornire acqua potabile alla popolazione. Un itinerario alternativo tra le fontane meno note permette di scoprire la città da una prospettiva intima e suggestiva.
La Fontana delle Tartarughe: eleganza rinascimentale nel Quartiere Ebraico
Nel cuore del Rione Sant’Angelo, al centro della silenziosa Piazza Mattei, sorge uno dei gioielli più raffinati del tardo Rinascimento romano: la Fontana delle Tartarughe.
Progettata dall’architetto Giacomo Della Porta tra il 1581 e il 1584, l’opera fu realizzata dallo scultore Taddeo Landini. La struttura è alimentata dall’Acqua Vergine e presenta una vasca in marmo sorretta da quattro efebi in bronzo. Ciascun giovane poggia un piede sulla testa di un delfino e solleva il braccio opposto verso il bordo della vasca superiore.
Le celebri tartarughe in bronzo che sembrano arrampicarsi sul bordo superiore non facevano parte del progetto originale. Vennero aggiunte soltanto nel 1658-1659 durante i lavori di restauro promossi da papa Alessandro VII Chigi, ed sono comunemente attribuite a Gian Lorenzo Bernini o ad Andrea Sacchi. La presenza di questi piccoli rettili bilancia la composizione plastica, creando un equilibrio visivo perfetto tra la tensione dinamica degli efebi e la lentezza simbolica delle tartarughe.
La Fontana dei Libri: il tributo alla conoscenza
Spostandosi nel Rione Sant’Eustachio, lungo Via della Sapienza, ci si trova davanti alla Fontana dei Libri. Questa creazione risale al 1927 ed è opera dell’architetto e scultore Pietro Lombardi, incaricato dal Governatorato di Roma di realizzare una serie di fontane rionali che richiamassero gli stemmi e i mestieri storici dei vari quartieri cittadini.
La fontana è incastonata nella parete di Palazzo della Sapienza, antica sede dell’Università di Roma. Il monumento raffigura una testa di cervo, simbolo araldico del Rione Sant’Eustachio, affiancata da quattro grandi volumi antichi collocati su mensole laterali. Dai segnalibri di marmo e dai dorsi dei volumi sgorga l’acqua che si raccoglie nella vasca sottostante. Tra i due volumi superiori si legge l’iscrizione recante il nome del rione e il numero romano corrispondente. La scelta dei libri rappresenta un chiaro omaggio alla tradizione accademica e allo studio che per secoli hanno caratterizzato questo palazzo.
La Fontana del Babbuino: la statua parlante di Via del Babuino
Lungo Via del Babuino si incontra una fontana dalla storia singolare, legata alla tradizione satirica della città. Realizzata nel 1576 per volontà del mercante senese Patrizio Grandi, la struttura era originariamente concepita come abbeveratoio pubblico addossato alla facciata del suo palazzo.
La fontana è sormontata da una scultura d’epoca romana raffigurante un Sileno o un satiro sdraiato su un triclinio. L’aspetto grottesco, consunto dal tempo e non propriamente aggraziato della statua indusse subito i cittadini romani a paragonarla a un babbuino. Il soprannome divenne così popolare da dare il nome all’intera via (Via del Babuino).
La scultura fu inserita nel circuito delle “statue parlanti” di Roma, insieme al Pasquino e a Marforio. Sulla parete della fontana venivano affissi fogli contenenti satire, poesie irriverenti e denunce anonime contro il potere papale o i governanti della città, note come “pasquinate”.
La Fontana della Botte a Trastevere
Tornando alla produzione rionale di Pietro Lombardi del 1927, nel Rione Trastevere, precisamente in Via della Cisterna, si trova la Fontana della Botte.
L’opera celebra la storica vocazione enogastronomica del quartiere e la presenza delle numerose osterie tradizionali. La composizione scolpita in marmo di Travertino presenta al centro una botte in rilievo (il tipico “caratello” usato per il trasporto del vino), affiancata da due recipienti d’epoca chiamati “brente”, usati dai misuratori di vino. L’acqua sgorga direttamente dal perno centrale della botte e dalle aperture laterali, raccogliendosi in una vasca a livello del terreno che richiama la forma dei tini da vendemmia.
La Fontana delle Api in Piazza Barberini
Poco distante dalla ben più nota Fontana del Tritone, all’imbocco di Via Vittorio Veneto, si trova la Fontana delle Api, capolavoro in miniatura eseguito da Gian Lorenzo Bernini nel 1644 su commissione di papa Urbano VIII Barberini.
Concepita originariamente come beveratoio per i cavalli, la fontana ha la forma di una grande conchiglia bivalve aperta. Nella parte inferiore è collocata una vasca, mentre sulla valva superiore sono scolpite tre api, simbolo araldico della famiglia Barberini, che sembrano abbeverarsi alle gocce d’acqua che fuoriescono dai getti sottostanti. Sebbene la fontana sia stata smontata e ricomposta in una posizione diversa nel 1915 con l’integrazione di alcuni elementi ricostruiti, rimane uno degli esempi più ingegnosi di scultura barocca applicata all’arredo urbano funzionale.









