Il 9 ottobre 1870 rappresenta una tappa storica di fondamentale importanza per le vicende politiche del Risorgimento e per la storia contemporanea di Roma. In questa data, una delegazione di cittadini e rappresentanti delle istituzioni romane si recò a Firenze, allora capitale provvisoria del Regno d’Italia, per consegnare a re Vittorio Emanuele II i risultati ufficiali del plebiscito svoltosi la settimana precedente. Tale consultazione popolare aveva decretato con un’ampissima maggioranza l’annessione di Roma e del territorio laziale al Regno d’Italia, segnando il passaggio della città da capitale dello Stato Pontificio a capitale del nuovo Stato unitario.

L’evento fu il risultato diretto degli avvenimenti militari e politici del settembre 1870. Il 20 settembre dello stesso anno, le truppe dell’Esercito Italiano guidate dal generale Raffaele Cadorna aprirono una breccia nelle mura auroriane nei pressi di Porta Pia, entrando in città e ponendo fine al potere temporale dei papi che durava da oltre un millennio. L’azione militare fu favorita dal contesto internazionale dell’epoca: la Francia, storica protettrice dello Stato Pontificio sotto il governo di Napoleone III, ritirò le proprie guarnigioni dalla penisola a causa dello scoppio della guerra franco-prussiana.
A seguito della presa della città, la Giunta provvisoria di governo indisse la consultazione plebiscitaria per la giornata di domenica 2 ottobre 1870. I cittadini romani furono chiamati alle urne per esprimersi sul quesito che chiedeva l’unione della città e delle province romane al Regno d’Italia sotto il governo di Vittorio Emanuele II e dei suoi successori. I seggi vennero allestiti nei diversi rioni della città, inclusi palazzi pubblici e spazi simbolici della vita urbana.
Le operazioni di spoglio confermarono un’adesione schiacciante a favore dell’annessione. Su oltre centotrentamila elettori aventi diritto nei territori interessati dal voto, i consensi favorevoli superarono i centotrentatremila, a fronte di poche centinaia di voti contrari e un numero limitato di schede nulle. Il risultato fu poi formalmente certificato nei giorni successivi dalla Cassazione di Roma.
La giornata del 9 ottobre 1870 concretizzò formalmente sul piano politico il verdetto delle urne. La delegazione guidata dal presidente della Giunta provvisoria, Michelangelo Caetani, fu ricevuta in udienza ufficiale a Palazzo Pitti a Firenze. Durante la cerimonia solenne, i verbali con i conteggi definitivi furono consegnati al sovrano. Vittorio Emanuele II accolse formalmente il risultato, sancendo così l’inizio del processo normativo ed esecutivo che avrebbe portato al trasferimento della sede del governo, dei ministeri e della corte reale da Firenze a Roma.
Tale trasferimento si perfezionò nei mesi successivi con l’approvazione delle leggi di Roma Capitale nel 1871, avviando una profonda trasformazione urbanistica, amministrativa e sociale. La città passò in breve tempo da centro amministrativo ecclesiastico a moderna capitale europea, con la costruzione di nuovi quartieri, infrastrutture pubbliche e sedi ministeriali. La ricorrenza del 9 ottobre rimane pertanto un momento cruciale per comprendere l’evoluzione politica dell’Italia e la storia moderna della sua capitale.
















